Domande Frequenti

Assolutamente no. Non è necessario conoscere la teoria musicale o saper suonare uno strumento. La musica è il mezzo per raggiungere un obiettivo. Basta che ci sia un interesse o una passione per la musica.

Dipende dalla profondità del problema e dagli obiettivi che ci si pone in terapia. Di solito, si inizia con 10 incontri che sono la base minima per instaurare una relazione significativa con il/i paziente/i.  Dopo questa fase, si valuta insieme se e come continuare.

Anche in questo caso dipende dal paziente: si va dai 20 ai 60 minuti per incontri individuali. Gli incontri di gruppo possono durare fino a un massimo di 2 ore se i pazienti sono in grado di mantenere l’attenzione e l’energia necessaria (ad ogni modo si può sempre fare una piccola pausa).

Il mio studio è in fase di costruzione, quindi per il momento offro sedute a domicilio. Servirà una stanza ben illuminata, con una buona temperatura e un’acustica accettabile (è bene evitare che ci sia il classico effetto rimbombo). È imporante che la persona che riceverà il trattamento si senta a suo agio nella stanza scelta. Può andar bene un salone o una camera da letto (se avete una camera per gli ospiti si può usare quella).

Nel caso di associazioni o gruppi, ci si organizza per sfruttare gli spazi messi a disposizione dagli enti che decidono di iniziare il percorso di musicoterapia.

Con la musicoterapia si possono affrontare numerose problematiche tanto nei bambini come negli adulti. Ecco un elenco di alcune patologie su cui si può lavorare: autismo, ADHD, disturbi dell’apprendimento e del linguaggio, demenze come Alzheimer e Pakinson, disabilità fisiche e cognitive come sindrome di Down, sindrome di Rett, sindrome di Williams e altre malattie del neurosviluppo. Infine si può supportare il percorso terapeutico di persone in cura presso strutture psichiatriche purchè sia passata la fase acuta. 

Il percorso prevede una fase conoscitiva per individuare le problematiche e mettere in luce i punti di forza della persona. Si stabiliscono degli obiettivi terapeutici sulla base delle informazioni raccolte nella fase conoscitiva e si iniziano le sedute con cadenza settimanale.

Ogni incontro prevede una fase di “accoglienza” per mettere la persona a suo agio, una fase centrale che prevede delle attività con l’utilizzo di strumenti, voce, movimento, ascolto di canzoni o brani significativi e, infine, una fase finale in cui si chiude la sessione, ci si saluta e si ricorda l’appuntamento per la prossima volta. 

Una delle tecniche più utilizzate è l’improvvisazione musicale. Paziente e terapeuta costruiscono un dialogo sonoro utilizzando gli strumenti e/o la voce per entrare in relazione e insieme creare i contenuti terapeutici della seduta. 

La durata del percorso si stabilisce all’inizio con il paziente o con chi si occupa di seguire il percorso terapeutico. L’efficacia del trattamento aumenta con l’aumentare degli incontri. Si consiglia di iniziare con un minimo di sedute che varia tra 10 e 20. In generale, la durata dipende dalla complessità del singolo caso. Dopo le prime 10 sedute è bene prendersi un momento per monitorare i risultati ottenuti e decidere come continuare. 

Trattandosi di un servizio a domicilio arriverò a casa vostra all’orario concordato. Porterò con me gli strumenti musicali e il materiale necessario e allestirò la stanza che è stata scelta per lo svolgimento della seduta. Ciò significa che sistemerò gli strumenti musicali su un apposito tappeto in mio possesso oppure su un tavolo, se è presente nella stanza. Questa fase di preparazione dura solitamente 5-10 minuti. Una volta preparata la stanza, la persona può entrare e si può iniziare la sessione. 

È bene avvisare, se possibile, almeno il giorno prima dell’appuntamento. In caso di imprevisti seri si può cancellare la seduta anche poche ore prima. 

Non è necessario acquistare materiali particolari. Si possono utilizzare degli strumenti musicali se si posseggono in casa, ma non è indispensabile.  Tutto ciò che occorre per la seduta come strumenti musicali, diffusori bluetooth per ascoltare la musica ed eventuali altri materiali vengono forniti da me di volta in volta.

Nel caso di bambini con necessità particolari, la presenza di un genitore potrebbe essere utile per la prima seduta. Negli altri casi, non serve la partecipazione dei familiari a meno che non accada qualcosa che arricchisca la seduta (ad esempio: se c’è un nipotino che vuole suonare col nonno durante la seduta potrebbe crearsi una situazione interessante!).

Durante una seduta di musicoterapia possono succedere tantissime cose. Si canta, si usano gli strumenti a percussione e melodici, ci si muove, si ascolta musica e si condividono esperienze e stati d’animo. Ci si può anche rilassare con tecniche apposite e sfruttare il momento per sperimentare calma con suoni delicati. Al contrario, si può usare la musica come “attivante” per quelle persone che hanno bisogno di aumentare il proprio livello di energia. Tutto ciò accade anche senza l’uso del linguaggio parlato come siamo abituati a intenderlo. Le azioni vengono mediate dall’evento sonoro-musicale che non necessita delle parole. 

Si possono usare tantissimi tipi di strumenti acustici e digitali. La scelta degli strumenti è dettata dal tipo di funzione che si intende stimolare o riabilitare. Esiste una tipologia di strumenti chiamata Orff. Questi sono utilizzati nella didattica musicale e si impiegano anche in musicoterapia. Tra gli strumenti Orff troviamo: tamburelli, maracas, triangolo, legnetti, guiro,  campanelle, cembali e altri piccoli strumenti. Inoltre, si utilizzano tamburi di varie dimensioni, strumenti etnici come la kalimba, l’ukulele e le campane tibetane. La chitarra e la tastiera (o meglio ancora  il pianoforte se ne avete uno in casa) sono quasi sempre presenti ad ogni seduta. Infine, nel mio approccio utilizzo anche strumenti digitali come piccoli sintetizzatori, drum machine e un iPad con software semplici e intuitivi per la produzione musicale. Tra gli strumenti digitali che utilizzo spesso c’è il Soundbeam: un dispositivo pensato per permettere a persone con disabilità di suonare in modo immediato e divertente. 

La musicoterapia può essere definita in vari modi: è prima di tutto un processo in cui un terapeuta aiuta un cliente a migliorare il proprio stato di salute.

Secondo la World Federation of Music Therapy (WFMT): “La musicoterapia utilizza la musica e i suoi elementi (suono, ritmo, melodia, armonia) per favorire comunicazione, relazione, apprendimento, espressione e benessere. Aiuta a soddisfare bisogni fisici, emotivi, cognitivi e sociali, migliorando la qualità della vita con finalità preventive, riabilitative e terapeutiche”.

La musicoterapia si divide in due filoni principali: attiva e recettiva.

Nella musicoterapia attiva si predilige il canale non verbale e si dà ampio spazio all’utilizzo degli strumenti musicali attraverso l’improvvisazione libera o guidata. È ideale nei casi in cui il linguaggio verbale è assente o compromesso

La musicoterapia recettiva è incentrata sull’ascolto di brani significativi proposti dal terapeuta o dal paziente e sulla successiva verbalizzazione delle sensazioni emerse durante l’ascolto. È indicata per quei pazienti con adeguate capacità comunicative e in grado di elaborare i propri vissuti introspettivi.

Si, si possono creare gruppi per anziani in RSA o altri centri per la terza età. Si può lavorare in piccolo o medio gruppo con i bambini o con una classe. La musicoterapia è indicata tanto per la terapia individuale come per quella in gruppo. 

Esistono corsi specifici organizzati da scuole private che durano generalmente 3 anni. Alcuni conservatori offrono dei corsi biennali di musicoterapia. Solitamente chi si avvicina a questa disciplina è un musicista o un professionista del settore socio-sanitario con delle conoscenze musicali consolidate (come nel mio caso). 

Le tecniche di musicoterapia neurologica sono indicate per il trattamento delle demenze e per i danni neurologici causati da eventi traumatici come ictus o aneurisma.

Nel primo caso, semplici esercizi ritmici aiutano a rafforzare attenzione, memoria e pianificazione dei movimenti. Inoltre, si utilizzano canzoni del passato personale del paziente per stimolare la memoria autobiografica e migliorare l’umore.

Con persone che, per colpa di eventi traumatici, hanno perso l’uso del linguaggio (afasia) si possono utilizzare tecniche come la Terapia di Intonazione Melodica che sfruttano l’intonazione canora per recuperare gradualmente l’uso di semplici parole, poi di frasi via via più complesse. Tali tecniche supportano la riabilitazione logopedica sfruttando le competenze musicali non colpite dal trauma.

Nel caso di bambini con autismo, gli elementi sonoro-musicali avranno lo scopo di favorire l’attenzione condivisa e la comunicazione non verbale, creando uno spazio per l’espressione creativa del bambino.

La musicoterapia si presta molto bene al lavoro con bambini con diagnosi di dislessia, disgrafia e discalculia. Gli esercizi ritmici rafforzano le competenze di conteggio, attenzione e memoria di lavoro. Filastrocche e canzoncine lavorano sulla lettura e il riconoscimento di fonemi e grafemi. Tutto ciò avviene attraverso attività musicali giocose che mettono il bambino nella condizione di imparare divertendosi.

È proprio così. Le fondatrici e i fondatori di questa disciplina hanno prima di tutto una formazione in psicologia, psicoterapia o psichiatria.  Per utilizzare alcuni modelli di musicoterapia bisogna essere psicologi o prevedere la presenza di uno psicologo o psicoterapeuta durante la seduta.

La musicoterapia comprende diversi approcci, ciascuno con caratteristiche specifiche. Pur avendo basi teoriche differenti, tutti utilizzano la musica come strumento per favorire benessere, espressione, relazione e crescita personale.

Musicoterapia Creativa (Approccio Nordoff-Robbins)

  • Si basa sull’improvvisazione musicale condivisa tra terapeuta e cliente.
  • Parte dall’idea che ogni persona possieda una naturale capacità di esprimersi attraverso la musica.
  • Favorisce la comunicazione, la creatività e la relazione.
  • È particolarmente indicata per bambini, adolescenti e adulti con difficoltà comunicative o relazionali.

Musicoterapia Analitica di Mary Priestley

  • Utilizza la musica per esplorare emozioni, vissuti ed esperienze personali.
  • Aiuta a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé.
  • Integra l’esperienza musicale con momenti di riflessione e dialogo.
  • Può essere utile nei percorsi di crescita personale e supporto psicologico.

Modello Benenzon

  • Privilegia la comunicazione non verbale attraverso suoni, voce, movimento e silenzio.
  • Considera ogni persona portatrice di una propria identità sonora (detta ISO).
  • Favorisce la costruzione di una relazione autentica attraverso il linguaggio musicale.
  • Trova applicazione in diversi contesti educativi, riabilitativi e socio-sanitari.

Guided Imagery and Music (GIM) di Helen Bonny

  • Utilizza l’ascolto guidato della musica in uno stato di rilassamento.
  • Stimola immagini interiori, ricordi ed emozioni.
  • Favorisce la riflessione personale e la crescita interiore.
  • È particolarmente adatto ad adulti interessati all’approfondimento del proprio mondo emotivo.

Musicoterapia a orientamento comportamentale

  • Utilizza la musica per sviluppare e consolidare abilità specifiche.
  • Gli obiettivi vengono definiti in modo chiaro e osservabile.
  • Può sostenere lo sviluppo dell’attenzione, della comunicazione, della memoria e delle competenze sociali.
  • È spesso impiegata in ambito educativo e riabilitativo.

Musicoterapia Neurologica (Neurologic Music Therapy)

  • Si rifà alle conoscenze neuroscientifiche relative all’elaborazione musicale nel cervello.
  • Utilizza il ritmo e la musica per supportare funzioni esecutive, motorie, cognitive e linguistiche.
  • Trova applicazione nei percorsi di riabilitazione neurologica.
  • È utilizzata, ad esempio, con persone che hanno vissuto un ictus o convivono con patologie neurologiche.

Musicoterapia Comunitaria

  • Promuove il benessere attraverso esperienze musicali condivise.
  • Valorizza la partecipazione, l’inclusione e il senso di appartenenza.
  • Si svolge prevalentemente in contesti di gruppo.
  • È utilizzata in scuole, associazioni, comunità e progetti sociali.

Un approccio personalizzato

Nella pratica professionale, è preferibile integrare elementi provenienti da diversi modelli. Ogni percorso viene costruito sulla base delle caratteristiche, delle esigenze e degli obiettivi della persona, affinché la musica possa diventare uno strumento autentico di espressione, relazione e benessere.

  • Se l’obiettivo principale è esprimersi e comunicare attraverso la musica: Nordoff–Robbins.
  • Se si vuole lavorare sulle emozioni e sulla conoscenza di sé: Musicoterapia Analitica o GIM.
  • Se la comunicazione verbale è difficile o limitata: Benenzon.
  • Se si punta a migliorare abilità specifiche (attenzione, linguaggio, motricità): Musicoterapia Comportamentale o Neurologica.
  • Se il focus è il gruppo e l’inclusione sociale: Musicoterapia Comunitaria.